Oggi una parte importante della nostra vita — e a volte del nostro patrimonio — è custodita in account digitali: foto di famiglia, e-mail, documenti nel cloud, profili social, abbonamenti, persino conti di pagamento. Quando una persona muore, i familiari si trovano spesso davanti a un muro: dispositivi bloccati, credenziali sconosciute, piattaforme che non rispondono. La cosiddetta eredità digitale è un tema nuovo e ancora poco conosciuto, ma ha regole più chiare di quanto si pensi.

I tuoi dati dopo la morte: cosa dice la legge

Il Regolamento europeo sulla privacy (GDPR) non si applica ai dati delle persone decedute. In Italia, però, il Codice della privacy (art. 2-terdecies) stabilisce che i diritti sui dati di una persona deceduta (accesso, rettifica, cancellazione e gli altri diritti previsti dagli artt. 15-22 GDPR) possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, da chi agisce a tutela dell’interessato come suo mandatario o da chi agisce per ragioni familiari meritevoli di protezione. In concreto: eredi e familiari possono, in molti casi, chiedere l’accesso ai dati del defunto o la loro gestione.

C’è però un limite importante: per i servizi online (servizi della società dell’informazione), la persona, quando era in vita, può aver vietato espressamente questo esercizio, con una dichiarazione scritta presentata o comunicata al fornitore del servizio, in quanto titolare del trattamento dei dati. Il divieto deve essere inequivocabile, specifico, libero e informato, può riguardare solo alcuni diritti e può essere revocato o modificato in ogni momento. In ogni caso non può pregiudicare i diritti patrimoniali che i terzi ricavano dalla morte dell’interessato, né il diritto di difendersi in giudizio. Per questo le scelte fatte oggi contano.

Gli account “patrimoniali” possono cadere in eredità

Bisogna distinguere. Alcuni account hanno un valore economico: conti di pagamento, wallet, saldi su piattaforme, a volte beni digitali trasferibili. Questi rientrano di regola nel patrimonio ereditario e seguono le procedure di successione, nei limiti delle condizioni contrattuali del servizio. Sul tema delle cripto-attività vedi anche la nostra guida alla successione dei crypto-asset.

Altri account hanno soprattutto un valore affettivo o personale (foto, e-mail, social). Qui il problema è spesso più pratico che giuridico: ottenere l’accesso dalle piattaforme.

Cosa prevedono le grandi piattaforme

Le principali aziende tecnologiche offrono strumenti spesso ignorati:

  • Apple consente di designare un contatto erede: dopo la morte potranno accedere a dati come foto, messaggi, note, file e backup, presentando la chiave di accesso ricevuta al momento della nomina e il certificato di morte. Restano esclusi, tra l’altro, i contenuti acquistati e i dati del portachiavi iCloud (credenziali e dati di pagamento).
  • Google offre la Gestione account inattivo: stabilisci dopo quanto tempo di inattività il piano si attiva e scegli fino a 10 persone che riceveranno una notifica e, se lo decidi, una parte o tutti i tuoi dati.
  • Meta: su Facebook puoi nominare un contatto erede, che potrà gestire il profilo trasformato in account commemorativo (senza poter accedere come te né leggere i messaggi privati), oppure chiedere che l’account venga eliminato definitivamente dopo la morte. Anche gli account Instagram possono essere trasformati in commemorativi.

Impostare queste opzioni mentre sei in vita può fare la differenza tra un accesso ordinato per i tuoi cari e lunghe trattative con l’assistenza clienti o, nei casi peggiori, un contenzioso.

Eredità digitale: cosa puoi fare oggi (in pochi passi)

  1. Fai un inventario dei tuoi account principali e di quelli con valore economico.
  2. Configura i contatti erede dove possibile (Apple, Google, Facebook).
  3. Lascia istruzioni sicure su dove trovare le credenziali, senza scriverle nel testamento, che una volta pubblicato può essere conosciuto da più persone. Meglio un gestore di credenziali con accesso di emergenza, o istruzioni custodite separatamente. Per le clausole da inserire nel testamento, vedi Testamento e digital asset.
  4. Metti per iscritto la tua volontà su cosa conservare e cosa cancellare: riduci il rischio di contenziosi e tuteli la tua riservatezza. Se vuoi vietare l’accesso ai tuoi dati online dopo la morte, ricorda che serve una dichiarazione scritta indirizzata al fornitore del servizio.

Se tra i tuoi beni digitali ci sono anche cripto-attività, puoi usare il nostro Crypto Succession Planner: ne spieghiamo il funzionamento in questo articolo.

Schema: eredità digitale, inventario degli account, contatti erede, istruzioni sicure e volontà scritta

Quando le piattaforme dicono no

Capita che un fornitore rifiuti l’accesso ai familiari. In questi casi l’art. 2-terdecies del Codice privacy è la base per far valere i propri diritti, anche davanti al giudice o al Garante.

La giurisprudenza italiana lo applica riconoscendo ai familiari e agli eredi l’accesso ai dati del defunto quando ricorrono un interesse proprio o ragioni familiari meritevoli di protezione: ad esempio, la Cassazione ha riconosciuto ai figli chiamati all’eredità il diritto di accedere ai dati personali del genitore defunto contenuti nel fascicolo di un procedimento di amministrazione di sostegno, sia per un interesse proprio legato all’identità familiare, sia per ragioni familiari meritevoli di protezione (Cass. civ., sez. I, 8 luglio 2025, n. 18563). Non sempre è semplice, ma la strada esiste.

Quando conviene rivolgersi a un avvocato

  • Una piattaforma nega ai familiari l’accesso ai dati di una persona cara.
  • Devi gestire account con valore economico in una successione.
  • Vuoi organizzare per tempo la tua eredità digitale, anche con disposizioni scritte sull’uso dei tuoi dati.
  • Ci sono conflitti tra eredi sull’accesso o sulla sorte dei contenuti.

Per approfondire: l’area Patrimoni privati e digitali e la sezione Clienti privati.

Domande frequenti

Gli eredi possono accedere ai dati di una persona defunta?

Sì, in molti casi. L’art. 2-terdecies del Codice privacy consente di esercitare i diritti sui dati del defunto a chi ha un interesse proprio, a chi agisce come suo mandatario o a chi agisce per ragioni familiari meritevoli di protezione.

Posso impedire che i miei familiari accedano ai miei account dopo la mia morte?

Per i servizi online sì: serve una dichiarazione scritta, presentata o comunicata al fornitore del servizio, che esprima una volontà inequivocabile, specifica, libera e informata. Il divieto può essere revocato in ogni momento e non può pregiudicare i diritti patrimoniali dei terzi derivanti dalla morte né il diritto di difendersi in giudizio.

Come si nomina un contatto erede?

Apple permette di designare un contatto erede, che riceve una chiave di accesso; Google offre la Gestione account inattivo, con cui scegliere fino a 10 persone; Facebook consente di nominare un contatto erede per l’account commemorativo. Le procedure sono indicate nelle pagine di assistenza dei singoli servizi.

Organizza la tua eredità digitale

Ti aiutiamo a mettere ordine tra account, dati e beni digitali, sia per pianificare in anticipo, sia per chiedere l’accesso quando una piattaforma lo nega ai familiari.

Testo a cura della Redazione ADLP — aggiornato ad agosto 2026.

Nota informativa. I contenuti hanno finalità esclusivamente informative, nel rispetto degli artt. 17 e 17-bis del Codice Deontologico Forense, e non costituiscono parere legale. Per ogni valutazione sul caso concreto è necessario un confronto professionale. Le policy delle piattaforme cambiano nel tempo: verifica sempre le opzioni aggiornate.