Nella primavera del 2010 la radio digitale e i diritti connessi hanno portato al pettine tutti i nodi della filiera musicale italiana. Da un lato l’avvio del DAB, atteso da oltre vent’anni e subito finito davanti al TAR del Lazio. Dall’altro lo scontro aperto tra le emittenti e SCF, il consorzio dei produttori fonografici, sui compensi per l’uso dei dischi. È il quadro tracciato dall’Avv. Giulia Arangüena nell’articolo «Caos radiofonico on-air: radio digitale e vertenza SCF, quando si dice il diritto al radioascolto in Italia», pubblicato su Key4biz il 7 giugno 2010.
Il filo conduttore è chiaro. Con il calo delle provvidenze pubbliche, gli interessi contrapposti della filiera esplodono in guerre legali, e sullo sfondo c’è un «tutti contro tutti e tutti insieme contro la Rete». Ma la Rete, osserva l’autrice, non è un luogo di anarchia e di sovversione del copyright: è una potentissima «arma di istruzione di massa», che fa crescere la domanda di contenuti e stimola chi li offre, come ha mostrato uno studio della Fondazione Cotec ripreso da Nòva nel dicembre 2009.
La lunga marcia della radio digitale in Italia
Il progetto europeo Eureka 147 sul DAB (Digital Audio Broadcasting) nasce nel 1987. La conferenza di Wiesbaden del 1995 ha assegnato a ciascuno Stato blocchi di frequenze in banda VHF III e in banda L, lasciando a ognuno la scelta dei tempi. La promessa del digitale è un uso più efficiente dello spettro: più programmi condividono la stessa porzione di banda, con una qualità migliore.
In Italia sono seguiti il decreto ministeriale del 14 novembre 2001 sul programma di sviluppo della radiodiffusione sonora digitale e un primo regolamento AGCOM del 2005 (delibera n. 149/05/CONS). Le frequenze, però, erano occupate dalle televisioni, che le hanno liberate solo gradualmente con il passaggio al digitale terrestre. Nel giugno 2009 si è aggiunta la necessità di adeguare la canalizzazione della banda VHF III allo standard europeo, con una nuova consultazione che ha coinvolto RAI (tramite Rai Way), Club Dab Italia, ARD, RNA, Aeranti-Corallo e CR DAB.
Il nuovo regolamento AGCOM, approvato con la delibera n. 664/09/CONS, disciplina la fase di avvio delle trasmissioni radiofoniche terrestri in tecnica digitale e l’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze. Per l’autrice, nonostante i richiami a equità, trasparenza, non discriminazione e pluralismo, il regolamento detta requisiti di accesso restrittivi e farraginosi per le radio locali, che per entrare nel DAB devono riunirsi in consorzi e sottostare alle decisioni della maggioranza dei soci.
Radio digitale al TAR: l’ordinanza n. 1177/2010
Il regolamento è stato impugnato davanti al TAR del Lazio dal CR DAB, Consorzio Radio Digitale aderente alla FRT, contro AGCOM e Ministero dello Sviluppo Economico, con RAI tra i controinteressati e l’intervento ad opponendum di Associazione per la Radiofonia Digitale in Italia, Rai Way e Club Dab Italia. Con l’ordinanza 12 marzo 2010, n. 1177, la Sezione III ter ha respinto la domanda di sospensione. Tre i passaggi chiave:
- Il potere di AGCOM. Non è condivisibile la tesi secondo cui l’art. 25 del Codice delle comunicazioni elettroniche riserverebbe alla sola autorizzazione generale il compito di regolare l’uso efficiente delle frequenze: il regolamento può intervenire.
- La legittimazione del consorzio. È «quanto meno dubbia» la legittimazione del consorzio a contestare il trattamento riservato alle singole emittenti, obbligate ad associarsi: una doglianza che avrebbero dovuto muovere i singoli operatori.
- Il consorzio come scelta. Per il TAR l’adesione a un consorzio riflette libere scelte organizzative ed economiche delle emittenti, non un’imposizione dell’AGCOM, che si è limitata a fissare le condizioni per un uso efficiente delle frequenze.
Il merito resta da decidere. Ma proprio il dubbio sulla legittimazione del consorzio, nota l’autrice, lascia aperta la strada a ricorsi autonomi delle circa 60 emittenti consorziate.

La vertenza SCF e i diritti connessi
Sul fronte dei contenuti è guerra aperta. SCF, che riunisce i produttori titolari del 95% del repertorio pubblicato in Italia, ha chiesto quest’anno di quadruplicare i compensi per l’uso dei fonogrammi dovuti dalle radio in base al DPCM 1° settembre 1975, ritenendo superata quella disciplina, che peraltro ha sempre lasciato spazio alla libera contrattazione. Sullo sfondo c’è la crisi dei produttori: calo delle vendite, crollo dei costi di riproduzione, moltiplicazione dei canali di ascolto.
Le radio, principali pagatrici dei diritti connessi e a loro volta titolari di un diritto connesso sulle proprie emissioni, hanno risposto bloccando la programmazione dei brani nuovi: la protesta si è estesa a oltre 700 emittenti. Alcuni artisti, preoccupati dal calo delle vendite, hanno rinunciato ai compensi loro spettanti per legge e rilasciato liberatorie; SCF ha portato in tribunale le radio morose; nel maggio 2010 REA (Radiotelevisioni Europee Associate) ha segnalato SCF all’Autorità Antitrust e all’AGCOM. Secondo una nota di FIMI e PMI ripresa da Key4biz il 3 giugno 2010, il blocco riguarda ormai solo i brani italiani.
Radio digitale, diritti connessi e diritto al radioascolto
Con Luca Viscardi ci si può chiedere quale sia l’utilità pratica dei diritti connessi nella diffusione concreta delle opere musicali. Le reazioni «patologiche», osserva l’autrice, sono fisiologiche in un settore storicamente conflittuale come quello del diritto d’autore e dei diritti connessi (L. n. 633/1941). Ma il conto, alla fine, lo pagano gli ascoltatori: meno musica nuova in onda oggi, una radio digitale che stenta a partire domani.
La conclusione è amara: «Il mondo si apre con la Rete, ma si chiude con gli interessi corporativi a tutto pregiudizio del radioascolto (e non solo)». Tempo, fatica e risorse spesi nelle liti potrebbero essere impiegati meglio, accettando il dialogo e la sfida della concorrenza, che fanno bene a chi ne è protagonista e a chi ne è destinatario.
Domande frequenti
Che cos’è la radio digitale DAB?
È il Digital Audio Broadcasting, lo standard per la radiodiffusione sonora in tecnica digitale nato dal progetto europeo Eureka 147. Permette a più programmi di condividere la stessa porzione di banda, con un uso più efficiente dello spettro.
Che cosa ha deciso il TAR Lazio sul regolamento AGCOM per il DAB?
Con l’ordinanza n. 1177 del 12 marzo 2010 la Sezione III ter ha respinto la richiesta di sospensione della delibera n. 664/09/CONS presentata dal Consorzio Radio Digitale, dubitando della sua legittimazione ad agire per le singole emittenti. Il giudizio di merito è ancora pendente.
Che cosa sono i diritti connessi dei produttori fonografici?
Sono diritti riconosciuti dalla legge sul diritto d’autore a soggetti diversi dall’autore, come i produttori di dischi e gli artisti interpreti. Tra questi c’è il diritto a un compenso quando i fonogrammi vengono utilizzati, ad esempio, dalle radio.
Testo a cura della Redazione ADLP — giugno 2010. Pubblicato originariamente su Key4biz il 7 giugno 2010 («Caos radiofonico on-air: radio digitale e vertenza SCF, quando si dice il diritto al radioascolto in Italia»), a firma Giulia Arangüena de la Paz.
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