In tema di Blockchain San Marino, il piccolo Stato ce l’ha fatta: ha mantenuto le promesse, dichiarate in maniera sempre più aperta a partire da ottobre dicembre 2018.
San Marino ha detto “gatto” quando già aveva il sacco pronto per prenderlo. E non può non essere così, perché la “penna felice” che ha scritto il nuovissimo decreto Blockchain della mini-repubblica ha dovuto riflettere, operare, scrivere, proporre e confrontarsi…ben prima, visto che la sfida era ardua e complicata — soprattutto per quanto riguarda l’aspetto Fintech della Blockchain, più maturo di altri settori e più affollato — ; con la Svizzera già partita in avanti, Londra saldamente nell’iperuranio, Malta in fortissimo recupero ed altri paesi ormai già atterrati su marte con le bandiere ben piantate sulle rispettive colline.
Insomma, San Marino, come qualche mese fa Malta, riesce a levarsi un pò di polvere di dosso e riprendere la corsa della finanza che, negli ultimi anni, ad esere sinceri, le era un tantino sfuggita. E secondo me ci è riuscita alla grande!
Non c’è dubbio, almeno io non ne ho. La “mini-serenissima” è andata dritta al bersaglio mentre sul territorio italico, contenitore della micro-Repubblica, si facevano i giochi di una selezione di dubbia utilità (con alcune norme già state inserite nella bozza del c.d.
decreto semplificazioni, sic!) — ed impostata su criteri affatto condivisibili (che porteranno non pochi problemi successivi, quando ci sarà da amministrare i fondi stanziati) — per insediare 30 esperti, incaricati di fare un piano strategico nazionale al MISE, che, a tal fine, ad onta dell’intestazione come “nazionale”, non mi pare abbia neppure offerto qualche educata apertura al MEF (unicissima istituzione nazionale ad aver avuto l’onore di battezzare, sebbene ancora in proposta, norme blockchain all’epoca dell’attuazione del D.lgs n. 90/2017), o ad altri attori istituzionali coinvolti sulla materia.
E ieri è stato pubblicato un articolato decreto https://drive.google.com/file/d/1B2V_jPWNMzfgLOlfY89CgUAVJYf-8qLD/view, che ha fatto la sua prima uscita pubblica poche ore fa a Milano al Palazzo Giureconsulti (a valle di un intervento del nostro Presidente della Repubblica, ironia della sorte!), e che, a prima lettura, mi da tanto il senso di un buon avvio di un testo unico sulla nuova crypto-finanza a cui molti potranno far riferimento e attingere, sia operativamente che come esempio di smart regulation.
Ebbene sì, ad esser sinceri, mi pare ci sia tutto quel che serve per cominciare ad aprire le saracinesche di una confortevolissima ICO/ITO free zone sull’appennino tosco-emiliano, in piena competizione con la Cryptovalley d’oltralpe e a qualche ora di macchina da Roma e Milano.
Forse c’è una difettosa definizione di Blockchain San Marino e forse la definizione, volutamente carente, mira a selezionare le Blockchain papabili per le ICO/ITO/STO.
O forse, la definizione, apparetemente “distratta” su alcune caratteristiche (o pecche) di determinate Blockchain pubbliche e private, mira — con un lessico tutt’altro che improvvisato — a dare delle indicazioni neutre su talune features della Blockchain prese a modello, che comunque, a dire il vero, se si emettono token digitali di un’azienda, vera, e non di una DAO, non rilevano moltissimo. Anzi, per nulla direi.
Poi c’è l’art. 2: una sonorissima sirena di richiamo per tutti gli enti Blockcian ovunque residenti, con l’allettante invito a sottoporsi ad uno procedimento snello e veloce di riconoscimento da parte di una istituzione san marinese a ciò deputata, per esaudire il presupposto giuridico necessario a richiedere di entrare nell’ambito di applicazione della nuova normativa, al di là ed al di sopra della residenza della sede sociale; e, quindi, del dovere di trasferirsi a San Marino che evita al micro-stato di sovraccaricare le proprie strutture burocratiche di adempimenti societari, notarili e compagnia bella.
E direi che sul punto specifico la normativa di Blockchain San Marino è un gol all’incrocio dei pali, una statuzione win-win da ogni punto di vista, che lascia libere le imprese di incorporarsi “sotto casa” negli ordinamenti che vogliono e di praticare, à-la-cart, per l’emissione ed il collocamento di token, una normativa fortemente competitiva.
Ma non solo, perché c’è una “chicca”, un vero e proprio cadot legislativo: il passaporto San Marinese per tutti i token emessi da soggetti Blockchain anche esteri che potrebbe fruttare alla roccaforte del Monte Titano, al netto del conseguenziale nuovo flusso di capitali sonanti, anche i galloni dell’ eroe di guerra in grado di risolvere — in caso di buon esito, come personalmente mi auguro, dei negoziati di associazione all’UE che San Marino, insieme ad Andorra e al Pirncipato di Monaco stanno conducendo da diversi anni per entrare nel mercato europeo — tutti i nodi aperti in altre giurisdizioni a beneficio dell’intero mercato delle ICO.
Infatti, il mercato globale delle ICO, attraverso la piccola repubblica del Monte Titano, una volta realizzata l’adesione all UE, potrebbe agganciare da quell’affascinante altura romagnola, gli effetti ormai prossimi e dirompenti dell’applicazione, dal 21.7.2019, del nuovo Regolamento Prospetto ed avere la possibilità di sfruttare un “prospetto passaportato” valido in tutta europa senza passare, per la commercializzazione e collocamento di token, dalle stanze dei diversi regolatori nazionali d’Europa.
Poi ancora, proseguendo nella lettura si scoprono dei limiti dimensionali dell’offerta di collocamento di token — piuttosto intelligenti, concreti e realistici, anche perché in linea totale con quelli del citato nuovo Regolamento Europo sul Prospetto — per tarare le offerte che debbono rispettare degli oneri formali suppletivi e quelle che invece, più piccoline, possono farne a meno e che, stante le ridotte dimensioni , non andranno a scialacquare capitale distogliendolo dallo sviluppo dei servizi per performare requisiti formali.
E anche al riguardo non posso che fare i miei complimenti alla “penna felice” che ha prodotto tutto questo, consentendo a San Marino di farsi attrattiva sia per le grandi aziende che per le piccole, e, last but not least, suggerendo alle giovani startup una vera e proria metodoglia operativa — step-by-step — che mira a piccole emissioni, ben finalizzate e
preparate (prima), ogni volta che ve ne sia l’effettiva necessità ed invita, più o meno implicitamente, ad accantonare obiettivi più ambiziosi e velleitari, ricorrendo alla leva delle ICO/ITO/STO per piccoli pezzi, per sub-segmenti del target e del fabbisogno finanziario complessivo (cosa che mi sforzo di dire, come professionista, ogni volta che mi trovo a dover dar consigli sull’utilizzo della leva delle ICO).
Nel mezzo del nuovo provvedimento san-marinese, inoltre, ci sono, secondo me, almeno due capolavori collegatai tra loro: la possibilità per le persone fisiche di dichiararsi volontariamente come investitori qualificati, rinunciando al livello di tutele consumeristiche, e la possibilità, finalmente, di emettere security-token, e tokenizzare, senza colpo ferire, il capitale vero e proprio e allocarlo, a certe condizioni, a chiunque sia in grado di comprendere il progetto che ne sta alla base.
Tra gli esperti, addetti ai lavori veramente, cioè tra coloro che il bellissimo mestiere di advisor della cryptoeconomy lo fanno sul serio da anni, e che hanno assistito al primo vagito di questo settore apprezzandone anche le ideologie di base, è nota l’importanza di configurare un investment token vero e proprio senza andarsi a scornare con le legislazionali nazionali sulle secutirites, e far ripartire il mercato delle ICO/ITO/STO con una concreta possissibilità di emettere security-token, rivitalizzando il comparto ormai estenuato dallo sforzo di immaginare inutilissimi utility token.
Così come sono noti i vari espedienti e sforzi — pattizi e contrattuali soprattutto per evitare la SEC e coinvolgere il ricco bacino USA — finora fatti per allargare la platea degli investitori e, soprattutto, per far cedere l’ultima colonna d’ercole del vecchio capitale finanziario.
E la possibilità di emettere security token offerta da San Marino attraverso una semplicissima istituzione di un trust locale (più snello ed giuridicamente azzeccato della fondazione di stampo elvetico), secondo me, potrebbe essere una vera e propria bomba atomica per tutto il mercato globale delle ICO/ITO/STO.
Cosa quest’ultima che mi auspico fortmente possa fungere da cavallo di troia in grado, finalmente, di portare all’attenzione dei madre lingua italiana i nuovi concetti di DAO/DAC ed i nuovi strumenti di governance targati Blockchain, con i quali occorrerà confrontarsi prima o poi, anche senza istituire in continuazione tavoli tecnici e cabine di regia, ma sempicemente leggendo quello che è stato prodotto in altri paesi, che hanno fatto decollare, da anni, le università e la ricerca in quasi tutti gli ambiti toccati dalla tecnologia Blockchain!
Io, personalmente, applaudo allo sforzo del piccolo Stato, dove comunque si parla e si scrive in italiano e dove fortunatamente si pensa poco all’italiana sulla Blockchain, ma si prova ad aprire le mani per afferrarle la coda. Anche da lassù, da una microscopica roccaforte del Monte Titano che svetta sulla grande spianata emiliana. Bravi.
Domande frequenti sulla Blockchain San Marino
Cosa prevede la normativa blockchain di San Marino?
A inizio 2019 San Marino ha avviato un quadro normativo dedicato alla blockchain, volto a disciplinare l’emissione di token e l’attività delle imprese che operano con tecnologie a registro distribuito sul suo territorio.
Cosa sono i token nel contesto della blockchain?
I token sono unità digitali registrate su blockchain che possono rappresentare diritti, utilità o valore; la normativa sammarinese distingue le diverse tipologie di token e i relativi obblighi. Si veda anche i token civici del progetto CO3.
Perché San Marino ha puntato sulla blockchain?
Per attrarre investimenti e imprese innovative, San Marino ha scelto di dotarsi precocemente di regole chiare sulla blockchain, posizionandosi come giurisdizione favorevole alle nuove tecnologie.
Quali opportunità offre la Blockchain San Marino alle imprese?
Un quadro normativo dedicato può offrire maggiore certezza giuridica per l’emissione di token e lo sviluppo di progetti blockchain, pur richiedendo attenzione agli aspetti fiscali e antiriciclaggio.
La blockchain di San Marino è riconosciuta a livello internazionale?
Trattandosi di una normativa nazionale, i suoi effetti vanno valutati caso per caso nei rapporti transfrontalieri: resta essenziale verificare la compatibilità con le regole degli ordinamenti coinvolti.
Vuoi sviluppare un progetto blockchain o emettere token?
ADLP affianca imprese e startup nei progetti blockchain e nell’emissione di token: dalla scelta della giurisdizione alla qualificazione giuridica degli asset, fino agli adempimenti fiscali e antiriciclaggio.
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