Oggi, 14 giugno 2011, dalle 13 alle 14, nella Sala stampa della Camera dei Deputati (ingresso Via della Missione 4), subito dopo la presentazione al Parlamento della Relazione annuale del Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, viene presentato pubblicamente il Libro bianco su diritti d’autore e diritti fondamentali nella rete Internet.

Sono una delle quindici voci che hanno firmato questo lavoro collettivo. E sento il dovere — come avvocato che da anni si occupa di diritto della Rete — di spiegare perché quel testo nasce, cosa chiede e perché, indipendentemente dall’esito della consultazione AGCOM aperta nel dicembre 2010, segna un punto.

La Delibera 668/10/CONS e il cortocircuito istituzionale

Il 24 dicembre 2010 l’AGCOM ha aperto la consultazione pubblica sui «lineamenti di provvedimento per l’esercizio delle competenze dell’Autorità nell’attività di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica» — la Delibera n. 668/10/CONS. La consultazione si è chiusa nel marzo 2011 con oltre cento contributi.

Il fondamento normativo che AGCOM richiama è la legge sul diritto d’autore (l. 633/1941) come novellata e — soprattutto — il D.Lgs. 31 marzo 2010, n. 44 (cd. decreto Romani, di recepimento della direttiva Servizi media audiovisivi), che ha esteso le competenze dell’Autorità ai servizi di media audiovisivi sulle reti elettroniche.

Da questo aggancio testuale l’AGCOM ricava un potere amministrativo che — nei lineamenti consultati — può arrivare alla rimozione selettiva di contenuti e, in casi gravi, all’inibizione dell’accesso al sito da parte degli ISP, sulla base di un procedimento amministrativo accelerato, con tempi che il provvedimento descrive nell’ordine di settantadue ore.

Il problema non è di vocazione punitiva o protettiva: il problema è istituzionale. Si sta proponendo che un’Autorità amministrativa indipendente — pur dotata di competenze tecniche specialistiche — incida sulla libertà di manifestazione del pensiero (art. 21 Cost.) e sulla libertà di iniziativa economica (art. 41 Cost.) attraverso provvedimenti che bypassano l’autorità giudiziaria. E lo si propone, soprattutto, con fonte regolamentare secondaria, in assenza di una norma primaria che attribuisca esplicitamente all’Autorità un simile potere di enforcement sui contenuti.

È questa la frattura che il Libro bianco solleva, non un disconoscimento del diritto d’autore.

Quindici voci, una posizione metodologica

Il volume — coordinato dall’Avv. Fulvio Sarzana di S. Ippolito e pubblicato da FakePress — raccoglie i contributi di Marco Scialdone, Paolo Brini, Luca Nicotra, Marco Pierani, Mauro Vergari, Stefano Quintarelli, Luca Annunziata, Gaia Bottà, Mauro Alovisio, Dino Bortolotto, Giovan Battista Frontera, Centro Studi Informatica Giuridica di Torino, Fabrizio Ventriglia e — con un contributo dedicato — la sottoscritta.

Foto di gruppo dei firmatari del Libro bianco su diritti d'autore e diritti fondamentali nella rete Internet, Sala stampa della Camera dei Deputati, Roma, 14 giugno 2011
Sala stampa della Camera dei Deputati, Roma, 14 giugno 2011. Alcuni dei firmatari e promotori del Libro bianco al termine della conferenza stampa di presentazione. Le magliette con QR code rimandavano alla versione digitale gratuita del volume.

Quindici autori che provengono da mondi diversi: giornalismo, impresa, ricerca universitaria, libere professioni, consumerismo. Una coalizione trasversale che, prima di tutto, segnala una cosa metodologica: sul copyright in Rete non esistono semplificazioni binarie «pro-pirateria vs pro-titolari». Esistono modelli di regolazione che funzionano e modelli che, per come sono costruiti, producono effetti collaterali sui diritti fondamentali sproporzionati rispetto al bene giuridico tutelato.

L’evento di oggi è patrocinato da ADICONSUM, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assonet-Confesercenti, Assoprovider-Confcommercio e dallo Studio Legale Sarzana. Una geografia di soggetti — consumatori, provider, associazioni di categoria — che dà la misura di quanto la posta in gioco non sia solo accademica.

Cosa dice il Libro bianco

Il volume non è un pamphlet. È un dossier che, su circa duecento pagine, prova a fare quattro cose.

Primo, ricostruisce lo stato dell’arte internazionale. La legge francese Hadopi del 2009 e il Digital Economy Act 2010 britannico — entrambi modelli che hanno introdotto meccanismi di graduated response contro il file sharing — sono già stati stigmatizzati nel maggio 2011 dal Relatore Speciale ONU sulla libertà di espressione, Frank La Rue, nel suo rapporto al Consiglio per i Diritti Umani. Il punto del Rapporto La Rue è netto: la disconnessione dalla Rete come sanzione costituisce restrizione sproporzionata di un diritto che è ormai precondizione per l’esercizio di altri diritti fondamentali.

Secondo, raccoglie ricerche economiche indipendenti — anche italiane — sull’impatto effettivo del downloading non autorizzato. La narrazione del «danno miliardario» che giustificherebbe qualunque misura non regge davanti a una lettura economica seria della curva di domanda: parte della pirateria non rappresenta vendite perse, ma consumo che a prezzo di mercato non si sarebbe verificato.

Terzo, indica strumenti civilistici e processuali già esistenti — il procedimento cautelare davanti alle sezioni specializzate per la proprietà intellettuale dei tribunali, l’inibitoria ex art. 156 l.a., le misure previste dall’art. 14 d.lgs. 70/2003 — che consentono ai titolari di reagire efficacemente alla pirateria senza scavalcare l’autorità giudiziaria. Il problema non è assenza di tutela: è scelta di costruire un binario amministrativo parallelo.

Quarto, propone un modello alternativo, fondato su trasparenza dei flussi di mercato, ridefinizione dei rapporti tra editori e distributori online, valorizzazione delle licenze collettive e dei modelli aperti (incluse le Creative Commons), e — quando l’illecito è massivo — riserva di giurisdizione.

La presenza istituzionale

Alla conferenza stampa sono presenti il Commissario AGCOM Nicola D’Angelo, che ha già espresso pubblicamente dissenso interno all’Autorità rispetto ai lineamenti consultati, e il deputato On. Marco Beltrandi (Gruppo PD–Radicali Italiani), tra i parlamentari più attenti al tema.

La loro presenza segnala che il dibattito non è confinato alla società civile: c’è una frattura istituzionale visibile.

Perché questo lavoro conta, oltre il merito della Delibera 668

Comunque vada a finire la consultazione AGCOM — e oggi, nel giugno 2011, l’esito è ancora incerto — il Libro bianco produce un risultato che resta. Mette per iscritto, in modo strutturato e documentato, un’obiezione costituzionale prima ancora che politica.

L’obiezione è semplice: non si può chiedere a un’Autorità amministrativa, per quanto autorevole, di esercitare poteri di censura preventiva o di rimozione di contenuti senza una chiara base legale primaria, senza un procedimento contraddittorio pieno e senza l’accesso effettivo al sindacato giurisdizionale.

Questa obiezione non smette di valere se i contenuti rimossi sono illeciti. Vale ancora di più proprio perché lo sono: in uno Stato di diritto, l’illiceità di un contenuto si accerta, non si presume, e l’accertamento — quando incide su diritti fondamentali — spetta al giudice.

E adesso

La consultazione AGCOM è chiusa. La decisione dell’Autorità arriverà nei prossimi mesi. Comunque vada, il dibattito non finisce qui. Le questioni aperte oggi torneranno: ogni volta che il diritto dell’Unione interverrà sulla responsabilità degli intermediari, ogni volta che si riproporrà la tensione tra strumenti di enforcement amministrativi e riserva di giurisdizione, ogni volta che il copyright incontrerà la libertà di espressione su Internet.

Per questo motivo il Libro bianco è disponibile gratuitamente in formato ebook ed ha conosciuto in queste settimane un’ampia diffusione e una significativa ripresa di stampa, tra Hardware Upgrade, Punto Informatico, MediaLaws e i principali blog giuridici italiani. Lo trovate liberamente scaricabile qui di seguito — perché un dossier sul diritto d’autore digitale dev’essere, prima di tutto, lui stesso accessibile.

Riferimenti documentali

  • F. Sarzana di S. Ippolito (a cura di), Libro bianco su diritti d’autore e diritti fondamentali nella rete Internet, FakePress, Roma, giugno 2011 — scarica il PDF integrale.
  • AGCOM, Delibera n. 668/10/CONS — consultazione pubblica sull’esercizio delle competenze dell’Autorità nell’attività di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica, dicembre 2010, su www.agcom.it.
  • D.Lgs. 31 marzo 2010, n. 44 (decreto Romani), su Normattiva.
  • F. La Rue, Report of the Special Rapporteur on the promotion and protection of the right to freedom of opinion and expression, A/HRC/17/27, 16 maggio 2011.
  • Copertura stampa della presentazione: Punto Informatico, MediaLaws.