A novembre scorso, Forbes aveva annunciato che il responsabile finanziario dello Stato di New York — Benjamin Lawsky — (capo del poco conosciuto Dipartimento dei Servizi Finanziari di New York — NYDFS) stava approfondendo il tema delle valute virtuali per definire un assetto regolatorio idoneo a promuovere il legittimo uso commerciale del Bitcoin. Secondo quanto riferito, Lawsky — per l’elevato numero di richieste di registrazione di nuovi servizi finanziari — aveva espresso l’intenzione di organizzare un’audizione pubblica per valutare l’istituzione di una c.d. “Bit-license” sulla cui base riconoscere la possibilità per le imprese ed i cittadini newyorkesi di fare affari e pagamenti in valuta virtuale.
Dopo aver studiato la questione per mesi, lo Stato di New York, con una due giorni di audizioni, il 28 ed il 29 gennaio 2014 ha sollecitato la consultazione pubblica sull’introduzione della disciplina speciale per il commercio elettronico in Bitcoin ed altre criptovalute attraverso il rilascio di una Bit License.
Sul tema, tra le varie persone che sono intervenute, di particolare interesse sono state le considerazioni fatte dal Legal Counsel della Bitcoin Foundation, M. Santori, il quale ha incentrato la sua riflessione sulla necessità di valorizzare una regolamentazione del fenomeno in modo tecnologicamente neutrale. Secondo Santori, occorre innanzi tutto garantire che le nuove norme non impediscano modelli di business emergenti. Un principio della regolamentazione in epoca moderna è che le aziende che offrono prodotti e servizi distribuiti mediante le nuove tecnologie debbano essere trattate come i concorrenti che offrono gli stessi prodotti e servizi senza l’ausilio tecnologico.
Anche se la sua applicazione non è sempre evidente, l’obiettivo della neutralità tecnologica è garantire lo stesso trattamento per gli stessi prodotti e servizi, non importa se distribuiti e venduti attraverso le tecnologie. In tale cornice, la funzione della regolamentazione è rivolta ai risultati ed agli gli effetti, non alle macchine o ai computer utilizzati per produrre i nuovi prodotti o servizi.
Ciò obbliga i regolatori ad esaminare i mercati nei quali stanno convergendo “nuovi entranti” — non i loro metodi di erogazione dei servizi — per determinare come possano eventualmente applicarsi regole già esistenti.
Le nuove tecnologie ed i metodi commerciali da queste creati non richiedono necessariamente norme speciali d aggiuntive per ottenere gli stessi risultati di tutela, e nessuna particolare soluzione tecnologica deve essere artificialmente sovvenzionata o penalizzata attraverso un incoerente regolamento, “tecnologicamente specifico”.
Alla luce di ciò, l’idea di una “BitLicense”, secondo Santori, suggerisce quindi il concetto di licenza speciale per servizi forniti digitalmente. Ma lo stesso servizio di pagamento fornito senza l’utilizzo di una tecnologia come Bitcoin non sarebbe tuttavia, sottoposto all’ottenimento di una licenza simile; e ciò potrebbe violare il principio di neutralità tecnologica. Tuttavia, secondo lo stesso Santori, la neutralità tecnologica non esclude a priori una regolamentazione dei servizi forniti utilizzando nuova tecnologia.
Alcune tecnologie possono creare nuovi servizi e mercati; per esempio i social media e i motori di ricerca Internet sono essenzialmente nuovi mercati economici che esistono grazie alla recente fioritura delle tecnologie e dei contenuti. Tali mercati hanno prosperato in assenza di un regolamento particolareggiato, ma regolare questi nuovi mercati non significa necessariamente limitare il principio della neutralità tecnologica.
Può accadere, infatti, che i servizi analoghi forniti con diverse tecnologie producono qualitativamente diversi risultati. La pubblicazione digitale di musica e film, per esempio, è diversa dalla pubblicazione analogica. Ciò ha prodotto cambiamenti al diritto d’autore, ed all’attuale dibattito sulla idoneità del copyright alle moderne circostanze tecnologiche.
Se le tecnologie digitali come il Bitcoin creano nuovi servizi e mercati, o se i servizi forniti con le valute digitali decentrate hanno effetti diversi rispetto alle loro controparti analogiche e centralizzate, un nuovo regolamento è opportuno. Ma ciò deve essere preceduto da una valutazione di tali servizi e mercati (e delle differenze con i mercati dei servizi simili), e dall’individuazione di quali passi normativi proteggono meglio gli utenti ed i consumatori, specie in un ambito a rapida evoluzione tecnologica a valenza fortemente economica come è il Bitcoin.
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Articolo originariamente pubblicato su Medium.