Lo scorso luglio, Autonomous Research ha pubblicato Token Mania, un rapporto di quasi 80 pagine sulle Initial Coin Offering.

Il rapporto riassume gli aspetti generali delle ICO ed esplora molte delle questioni che le riguardano, tra cui la somiglianza con la bolla dotcom, l’impatto dei grandi investitori denominati “Bitcoin Whales” (balene), la regolazione e altri temi.

Secondo il rapporto, le offerte iniziali di moneta o vendite di token sono un fenomeno emergente della tecnologia blockchain e costituiscono future emissioni di moneta crittografica collocate sul mercato dando agli acquirenti accesso ad una piattaforma con diverse funzionalità. A differenza della vendita di azioni in un investimento di venture capital o in una IPO, l’oggetto venduto in una ICO è un token digitale che è scarso e convalidato sulla base di tecniche avanzate di crittografia.

Sul punto, la relazione si richiama al documento elaborato da Coinbase, Coin Center, Union Square Ventures e Consensys nel dicembre del 2016 (A Securities Law Framework for Blockchain Tokens), che distingue tra token che incorporano titoli di investimento e token che danno accesso a mere funzionalità di una piattaforma, indicando le diverse tipologie.

Le offerte ICO sono rilasciate da gruppi di persone che spesso non sono formalmente organizzati come entità giuridica. Tali gruppi, composti per lo più da persone conosciute nelle comunità di crittografia (forum, Twitter, Reddit, Github), decidono di lavorare su un progetto. Il progetto viene enunciato in un white paper che ne spiega le dimensioni tecniche e commerciali , di come funziona la tecnologia, del ruolo del token, della sua fonte di valore e del processo per l’emissione e l’accesso ai fondi raccolti. Sono previsti anche audit indipendenti e vengono altresì indicate le fasi di sviluppo in una roadmap per l’utilizzo dei proventi.

Le ICO combinano i trend (1) del crowdfunding alimentato dalla viralità del marketing su Internet e (2) della tecnologia esponenziale attraverso una rete tecnologica.

I token vengono venduti globalmente a tutti gli utenti che intendono acquistarli e che hanno come tratto comune l’alfabetizzazione tecnologica; in genere non c’è bisogno di essere un investitore accreditato né tanto meno di essere di una particolare zona geografica. La realizzazione concreta del progetto sottoposto all’ICO è spesso correlata con il valore dei token e in molti casi la comunità che acquista i token li utilizza anche (ad esempio, cloud storage decentrato).

Ma non mancano esempi di ICO truffaldine e svariati scam. L’economia crittografica sta crescendo al di fuori delle sedi tradizionali, osserva la relazione. La speculazione e la volatilità sono estenuanti e molti partecipanti sono consapevoli di pratiche illecite e di una crescente bolla alimentata dalle bitcoin whales. Ci sono molte ICO fraudolente che approfittano dell’eccitazione presente in tutto l’ecosistema sfruttando la forza dei social media per la promozione. E la mancanza di una tutela dei consumatori solleva legittime preoccupazioni normative e tentativi da parte di determinati operatori del mercato di dettare codici di condotta e di autodisciplina.

Ma sotto queste acque turbolenti, osserva il rapporto, vi sono i semi per una trasformazione massiccia del mondo reale.

Mentre molte aziende della prima bolla tecnologica alla fine degli anni ’90 sono scomparse, i vincitori come Amazon e Netflix hanno sperimentato grandi guadagni e la monopolizzazione dei loro settori.

La maggior parte delle criptovalute non ha avuto successo, ma Bitcoin ed Ethereum stanno sperimentato plusvalenze enormi e cresce ogni giorno la loro diffusione, segnalando con ciò un cambiamento strutturale sottostante.

Fino al 2017, tutti i lanci di token sono stati meno dell’1% dell’attività globale di crowdfunding. Ma nel 2017, più di 1,2 miliardi di dollari sono stati raccolti da oltre 50 progetti.

Se il mercato ICO attuale ha alcune caratteristiche di una bolla, c’è comunque un’enorme innovazione sottostante ed il potenziale di apportare un cambiamento epocale nel mondo digitale, osserva il report. Mentre la maggior parte delle ICO fallisce, altre stanno ridefinendo le proprie industrie in una dinamica vincente-take-all.

Gli operatori finanziari dovrebbero considerare l’uso dei token come strategia operativa per la valorizzazione delle valute interne e dei flussi di lavoro o per la catalizzazione di comunità di sviluppatori concedendo API aperte.

Infatti, nonostante gli aspetti negativi, ci sono molte opportunità per gli operatori storici di servizi finanziari per incorporare le ICO come asset class in un modello di business. Le reti bancarie chiuse devono diventare più aperte attraverso la regolamentazione come la PSD2, osserva il rapporto. E molti progetti di blockchain private – da Hyperledger, Enterprise Ethereum, Ripple, R3 e altri – stanno già mettendo in atto le basi tecniche per la creazione di token.

Per la lettura completa di Token Mamnia si rimanda al testo.

Il boom delle ICO nel 2017

Nel corso del 2017 le Initial Coin Offering hanno conosciuto una crescita senza precedenti, con centinaia di progetti che hanno raccolto capitali in tempi rapidissimi. Report come quello di Autonomous Research hanno cercato di misurare le dimensioni del fenomeno e di metterne in luce le criticità.

Accanto all’entusiasmo degli investitori, molti osservatori hanno segnalato il rischio di una bolla speculativa, alimentata dalla facilità con cui era possibile lanciare nuove emissioni e dall’assenza, in molti ordinamenti, di regole chiare.

Proprio per questo, già nel 2017 alcune autorità di vigilanza hanno iniziato a richiamare l’attenzione sui profili di tutela degli investitori, anticipando il dibattito regolatorio che si sarebbe sviluppato negli anni successivi.


Domande frequenti

Che cos’è il report Token Mania?

Token Mania è un rapporto pubblicato nel 2017 da Autonomous Research dedicato al fenomeno delle Initial Coin Offering, che analizza la rapida crescita delle emissioni di token e i relativi rischi.

Cosa sono le ICO?

Le ICO (Initial Coin Offering) sono operazioni di raccolta in cui un progetto emette e vende token in cambio di criptovalute, diffusesi enormemente nel corso del 2017. Si vedano anche le risorse del mercato ICO.

Perché si è parlato di “mania” dei token?

Perché nel 2017 il volume e la velocità delle emissioni di token sono cresciuti in modo eccezionale, alimentando entusiasmo ma anche timori di speculazione e di progetti privi di solidità.

Quali rischi evidenziava il fenomeno dei token?

Tra i rischi principali: l’elevata volatilità, la scarsa trasparenza informativa, l’incertezza giuridica e la presenza di iniziative fraudolente o poco sostenibili.

I crypto-asset delle ICO erano regolamentati nel 2017?

Nel 2017 mancava una disciplina specifica e uniforme; alcune autorità iniziavano però a qualificare certi crypto-asset come strumenti finanziari, con le conseguenti tutele per gli investitori.

Stai progettando una ICO o l’emissione di crypto-asset?

ADLP affianca progetti e investitori sugli aspetti legali di ICO e crypto-asset: dalla qualificazione giuridica del crypto-asset all’analisi sulla disciplina degli strumenti finanziari, fino ai profili fiscali e antiriciclaggio.

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