Che cos’è, per il diritto, il Bitcoin? Il 25 gennaio 2014, a Milano, presso Spazio Login, nell’ambito del secondo appuntamento «GiveBack», l’Avv. Giulia Arangüena di ADLP Studio Legale ha presentato un intervento dal titolo «La natura giuridica del Bitcoin (prime ipotesi)», insieme a Simone Caroli, coautore dell’e-book sul Bitcoin di prossima uscita per goWare. Di seguito i contenuti principali, ricostruiti dalle slide e dal testo dell’introduzione.
«Siamo in un momento storico di svolta»
L’intervento si è aperto così: viviamo un passaggio molto intenso, in cui la tecnologia sta toccando uno degli aspetti dello sviluppo umano a cui tutti siamo sensibili, il denaro, e il concetto stesso che ne abbiamo avuto fino a oggi. Il Bitcoin è l’ultimo impatto dell’ICT, e riguarda le nostre tasche.
Con il Bitcoin, e con le valute a base crittografica, cade un tabù fondamentale: quello della moneta e delle strutture economiche che hanno retto finora le nostre comunità. Un numero crescente di persone, in molti Paesi e quasi contemporaneamente, grazie ai social media, si sta chiedendo che cosa sia la moneta, che cosa abbia nel portafoglio, come arrivino i soldi sul proprio conto corrente. Con una battuta da «legalnerd»: di sicuro è diventata peer-to-peer, e pubblica, la discussione sul denaro.
La febbre per il Bitcoin, che per certi versi ricorda la corsa all’oro americana di metà Ottocento, non si spiega solo con il fascino dell’argomento o con le componenti libertarie dell’ambiente in cui è nata la criptovaluta. Il Bitcoin sta all’incrocio di due passioni antiche: il mistero del denaro e l’innovazione. Come diceva William E. Gladstone, «nemmeno l’amore ha ridotto gli uomini alla pazzia più di quanto abbia fatto la meditazione sulla natura della moneta».

Che cos’è il Bitcoin, in concreto
Il Bitcoin si fonda su due idee: che la moneta sia qualunque oggetto o dato accettato come pagamento di beni, servizi o debiti in un determinato contesto; e che la crittografia, usata per controllare la creazione e il trasferimento del denaro, possa sostituire le autorità centrali, abbattendo i costi di gestione.
La sua infrastruttura è fatta di un software open source, di una rete peer-to-peer, della block chain, di portafogli (wallet), di chiavi crittografiche pubbliche (gli indirizzi Bitcoin) e private. Il Bitcoin, in realtà, è molte cose insieme: un sistema di crittografia a chiave pubblica, una sequenza di firme digitali, un sistema di autenticazione e validazione, un protocollo di comunicazione, uno strato di transazioni monetarie e, infine, una criptovaluta. Non esiste come moneta di carta o di metallo, ma come successione di bit.

La natura giuridica del Bitcoin: un bene giuridico
Il primo punto fermo è che il Bitcoin ha ormai una sua rilevanza giuridica. Pur privo di materialità e di una disciplina legale, rappresenta un «bene giuridico»: conferisce utilità a chi lo possiede grazie al suo valore di scambio e alla meritevolezza, di fatto, degli interessi che soddisfa, dal bisogno di decentralizzazione alla semplice diversificazione di un portafoglio di investimenti.
Più difficile è dire quale bene. Le categorie a cui guardare sono molte: titoli di credito, documenti rappresentativi, titoli di legittimazione, titoli impropri, valori mobiliari, commodity, mezzi monetari.
Moneta, moneta elettronica o nessuna delle due?
Economicamente, il Bitcoin svolge, sia pure in modo imperfetto, le tre funzioni tipiche della moneta: mezzo di scambio, unità di conto (qui è molto debole) e riserva di valore. Per questo è stato definito una quasi-money.
Giuridicamente, invece, il Bitcoin non è denaro. Per il principio nominalistico dell’art. 1277 del codice civile, i debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale.
Nemmeno è moneta elettronica. La Banca Centrale Europea, nel documento sugli schemi di valuta virtuale dell’ottobre 2012, ha confrontato lo schema «bidirezionale» del Bitcoin con la moneta elettronica della direttiva 2009/110/CE, che deve essere memorizzata elettronicamente, emessa dietro ricezione di fondi di importo non inferiore al valore emesso e accettata come mezzo di pagamento da soggetti diversi dall’emittente. Il Bitcoin soddisfa il primo e il terzo requisito, ma non il secondo: il mining crea nuove unità senza alcuna ricezione di fondi.
Due ipotesi: valuta complementare o sistema di pagamento
La prima ipotesi è quella della valuta complementare privata su basi digitali e crittografiche: un mezzo di scambio senza corso legale, accettato su base volontaria e contrattuale, usato in parallelo alla moneta legale, non illegale. Gli esempi non mancano, dal WIR svizzero agli Ithaca Hours fino al Fureai Kippu giapponese. L’emissione di monete complementari non è prevista espressamente dalla legge, ma è ammessa entro limiti volti a tutelare gli utilizzatori e a impedire l’esercizio abusivo dell’attività bancaria.
La seconda ipotesi è quella del sistema di pagamento, cioè di un insieme di regole, strumenti e procedure per il trasferimento di valore tra soggetti. È la stessa idea del whitepaper di Satoshi Nakamoto: un sistema di pagamento elettronico basato su prove crittografiche anziché sulla fiducia in un terzo garante. Tra i benefici: costi di transazione più bassi, stimolo all’innovazione finanziaria, accesso ai servizi finanziari di base, facilitazione dell’e-commerce.
Proprio in questa direzione si muove l’emendamento sul Bitcoin presentato il 17 gennaio dall’On. Boccadutri al decreto «Destinazione Italia», di cui si è discusso nella parte finale dell’intervento.
Le slide dell’intervento
Sullo stesso tema: Emendamento Bitcoin al decreto Destinazione Italia: luci e ombre (2014).
Domande frequenti
Il Bitcoin ha corso legale in Italia?
No. Per l’art. 1277 c.c. i debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale; il Bitcoin può essere accettato solo su base volontaria.
Perché il Bitcoin non è moneta elettronica?
Perché non è emesso da un soggetto a fronte della ricezione di fondi, come richiede la direttiva 2009/110/CE: le nuove unità nascono dall’attività di mining.
Che cos’è una valuta complementare?
Un mezzo di scambio privo di corso legale, accettato su base volontaria e contrattuale dai partecipanti a un circuito, che affianca la moneta legale senza sostituirla.
Una questione simile da valutare oggi?
Il quadro normativo è cambiato dal 2014: possiamo aiutarti a capire quali regole valgono oggi per il tuo caso.
Testo a cura della Redazione ADLP — gennaio 2014. Tratto dalle slide e dal testo dell’intervento presentato a Spazio Login, Milano, il 25 gennaio 2014, a firma dell’Avv. Giulia Arangüena (con Simone Caroli).
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