Il settore assicurativo è alla vigilia di una profonda trasformazione digitale: con l’e-insurance cambiano prodotti, canali e modelli di servizio. Vediamo perché il settore assicurativo è tra i più esposti all’innovazione.
Oggi, quasi tutti i settori economici sono toccati direttamente dalla digitalizzazione o sono assediati dagli effetti della c.d. disruptive innovation.
Gli specialisti di business strategy di Harvard e di Accenture, per spiegare il fenomeno parlano di “Big Bang Disruption“, sottintendendo la portata dirompente dell’innovazione che non si limita ad alterare solo il settore economico che “perturba” in modo diretto, ma può distruggere rapidamente interi mercati o creare “improvvisamente” intere linee di prodotti e servizi anche in altri campi.
A leggere gli ultimi approfondimenti sul tema,[1] pare che il settore assicurativo (così come quello bancario e finanziario in generale) stia per essere colpito dello tsunami dell’innovazione, in quanto “information-based“, cioè basato, per lo più, sull’aggregazione di dati e informazioni sui rischi e comportamenti della clientela.
In particolare, ci si comincia a rendere conto che le innovazioni tecnologiche che spaziano dagli smartphone alle analisi dei Big Data, dal cloud computing alle applicazioni GPS facilitano più che mai ai nuovi entranti — privi di sistemi di legacy e reti “fisiche” obsolete — sia l’accesso ad informazioni di mercato di alta qualità sia l’inserimento nella distribuzione di massa, alleggerendoli del timore degli ostacoli normativi alti (ma non insormontabili), specie in materia di requisiti patrimoniali.
Conseguentemente, Accenture, alla luce di un sondaggio globale fatto a febbraio, stima che fino a 400 miliardi di dollari di premi assicurativi potrebbero passare di mano all’interno del settore già a partire dal prossimo anno.
Peraltro, ci sono già degli outsider che, forti della loro “natività digitale” e dell’alto tasso di innovazione delle loro strutture organizzative, stanno sperimentando concretamente nuovi approcci al business assicurativo. Ed esempi del recente interesse per il settore finanziario ed assicurativo da parte dei grandi over the top di Internet ce ne sono già diversi per cominciare a riflettere.[2]
Molti assicuratori hanno trascorso decenni a costruire marchi noti e rispettati sul mercato, e svolgono attività difficili da replicare, come grandi portafogli di investimento e sistemi di back-office complessi e di grande competenza gestionale. Tali attività, tuttavia, possono perdere valore se non si sviluppano capacità digitali per soddisfare le mutevoli esigenze dei loro clienti.
Il citato sondaggio di Accenture, oltre ad aver messo in evidenza l’inclinazione dei clienti ad acquistare prodotti assicurativi da società come Amazon o Google ad esempio, mostra anche come i clienti siano disposti a pagare di più per una migliore consulenza, per una personalizzazione delle attività informative e per la stessa copertura assicurativa, purché accuratamente adeguate alle loro effettive esigenze individuali e con un loro coinvolgimento diretto nella gestione del rischio.
Così, la proliferazione di dispositivi collegati e la c.d. “Internet delle cose” (IoT) apre nuove opportunità per gli assicuratori interessati a soddisfare queste esigenze, come ben illustrato anche da Deloitte in un rapporto sulla digital insurance di qualche giorno fa.
Anche se per alcuni non è una novità, dunque, la telematica e l’assicurazione basata sull’utilizzo concreto, ad esempio, sembra destinato a crescere nei prossimi anni, di pari passo all’accettazione, spesso ineluttabile, del consumatore nei riguardi della raccolta dei propri dati personali.
L’assicurazione “Pay-as-you-drive” può essere un chiaro (e geniale) esempio di questa crescente collaborazione tra assicuratori e clienti: i clienti condividono le informazioni e gli assicuratori danno un servizio migliore a prezzi più bassi, riuscendo anche ad inviare avvisi di violazione della sicurezza e di minacce di eventi fisici negativi come modalità di guida sbagliate.[3]
La maggior parte delle aziende, sino ad ora, si è mossa verso la “digitalizzazione” usando le tecnologie per aumentare la propria efficienza e migliorare la fidelizzazione del cliente seguendolo sui canali sociali.
Ma il passo successivo, per sopravvivere e prosperare nei nuovi scenari, come ricordato (ancora una volta) dagli esperti di strategia economica, è quello, oramai ineludibile, di usare le tecnologie digitali per creare nuovi modelli di business e vendere prodotti e servizi al di fuori delle attività tradizionali.
[1] Ci si riferisce a quanto recentemente illustrato da J. CUSANO, senior managing director di Accenture insurence practice, sul Blog della Harvard Business Review il 4 luglio scorso, ed al withepaper della Deloitte apparso il 20.6 u.s. sul Blog Deloitte Digital.
[2] Basti pensare a Tencent e Alibaba che hanno annunciato la collaborazione con l’assicuratore Ping An, per costruire un’offerta di prodotti assicurativi online; o alle recenti incursioni di Google nel settore finanziario ed assicurativo (i.e: acquisto di una piattaforma inglese di aggregazione comparativa di prodotti assicurativi, carte di credito, prodotti creditizi, conti correnti, che consente ora la ricerca avanzata per il confronto prezzi e relativi rating nel Regno Unito, Germania e Francia).
[3] Cfr Insure the Box che grazie ad un dispositivo da montare in macchina, il tele-box di fabbricazione cinese, riesce ad associare un’assicurazione a chilometraggio con la possibilità di ottenere bonus di sconto sul premio a seconda dello stile sicuro di giuda del cliente.
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Articolo originariamente pubblicato su Medium.
Opportunità e rischi per il settore assicurativo
La digitalizzazione offre al settore assicurativo numerose opportunità: prodotti più personalizzati grazie all’analisi dei dati, processi più efficienti, costi ridotti e nuovi canali di relazione con il cliente. L’e-insurance promette di rendere le polizze più accessibili e su misura.
A queste opportunità si accompagnano però rischi e responsabilità: la gestione di grandi quantità di dati personali, la sicurezza informatica, la trasparenza verso gli assicurati e la necessità di adeguare i modelli tradizionali del settore assicurativo a logiche digitali.
Le implicazioni giuridiche dell’e-insurance
Sul piano giuridico, la trasformazione del settore assicurativo coinvolge la disciplina dei contratti a distanza, la protezione dei dati personali, gli obblighi informativi e la vigilanza dell’IVASS. Affrontare per tempo questi profili è essenziale per innovare senza esporsi a rischi legali e reputazionali. Sul fronte del credito si veda anche i prestiti assicurativi e la riforma IVASS.
Domande frequenti
Cosa si intende per e-insurance?
L’e-insurance indica la digitalizzazione del settore assicurativo: dalla vendita online di polizze alla gestione digitale di contratti e sinistri, fino ai nuovi modelli di servizio basati sui dati.
Perché il settore assicurativo è esposto alla disruption?
Perché è un settore “information-based”: si fonda su dati e informazioni ed è quindi molto sensibile all’innovazione digitale, come già accaduto nel comparto bancario e finanziario.
Che cos’è la “Big Bang Disruption”?
È un’espressione usata da analisti di Harvard e Accenture per descrivere innovazioni dirompenti che possono trasformare rapidamente interi mercati, anche fuori dal settore in cui nascono.
Quali opportunità offre l’e-insurance?
Maggiore efficienza, prodotti personalizzati, riduzione dei costi e nuovi canali di relazione con il cliente, con vantaggi sia per le compagnie sia per gli assicurati.
Quali sono le implicazioni giuridiche per il settore assicurativo?
Rilevano la disciplina dei contratti a distanza, la protezione dei dati personali, la trasparenza informativa e la vigilanza dell’IVASS sul settore assicurativo.
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