In tema di euro digitale, proprio ieri il BIS Innovation Hub, la Banca di Francia e la Banca Nazionale Svizzera hanno annunciato che, insieme a un consorzio del settore privato guidato da Accenture, condurranno un esperimento utilizzando massivamente l’Euro-CBDC per il regolamento transfrontaliero per i pagamenti cross-border.
Ma anche l’Italia fortunatamente c’è, e conduce la sua sperimentazione bancaria delle infrastrutture DLT per l’utilizzo del futuro Euro Digitale.
nInfatti, stanno proseguendo i test avviati già a dicembre del 2019 sull’euro digitale e l’impiego dei sistemi DLT che le banche italiane stanno conducendo attraverso l’infrastruttura tecnologica consorziata creata da ABI Lab Chain.
L’associazionismo bancario italiano — dopo aver lanciato il progetto di Spunta Banca DLT — dimostra di voler sostenere sempre più attivamente il percorso di preparazione degli istituti verso i futuri scenari economici e, in modo specifico, la transizione verso la moneta digitale della BCE; che, secondo le anticipazioni, si distinguerà dagli attuali mezzi elettronici di pagamento, perché “programmabile”, ed in grado di offrire garanzie sulla riservatezza degli utilizzatori.
Con la validazione delle caratteristiche che distingueranno il nuovo conio digitale della moneta unica, sta inoltre compiendosi la migrazione, verso infrastrutture DLT, delle modalità di tenuta dei conti infra-bancari (la c.d. Spunta Interbancaria).
Ad un anno dalla modifica nell’Accordo “per la regolamentazione dei rapporti tra le aziende di credito dell’Italia”, la gestione delle relative operazioni è stata ora trasferita all’infrastruttura distribuita realizzata da ABI Lab e i partner tecnologici SIA e NTT Data.
Dopo le prime sperimentazioni, che hanno visto 97 banche operare come nodi dell’infrastruttura blockchain, a fine marzo il programma ha visto l’estensione agli altri istituti italiani; facendo un salto di qualità nella strategia di supporto alla digitalizzazione ed apprezzabili elementi di trasversalità nelle politiche per il superamento dell’uso del contante.
Alcune cose non sono ancora del tutto chiare sull’avvio della fase di introduzione effettiva dell’Euro Digitale, nè sul ruolo che avranno le banche commerciali per la distribuzione della nuova valuta europea su DLT.
Ma è un fatto che le banche europee si stiano muovendo alacremente per la costruzione di nuove infrastrutture bancarie basate su sistemi DLT che, come emerge dal nuovo quadro regolamentare della c.d. MICAR (la proposta di Regulation of Markets in Crypto-assets), e dal complessivo Pacchetto di Finanza Digitale approvato dalla Commissione il 24.9.2020 (articolato set di misure per la finanza digitale, che si compone di due strategie e di quattro atti legislativi), potrebbero essere impiegate, presumibilmente, non solo per la circolazione dell’Euro Digitale, ma anche di altri tipi di cripto-asset, tra cui le c.d. stablecoin private che anche le banche commerciali (ed IMEL) potranno emettere nella forma dei c.d. e-money-token.
Cosa quest’ultima di vitale importanza peraltro, in quanto potrebbe condurre a riprodurre anche nella nuova dimensione delle infrastrutture finanziarie basate su tecnologia blockchain il ruolo delle banche nella produzione monetaria in concorso con le banche centrali.
Euro digitale: cos’è e perché coinvolge le banche
L’euro digitale è allo studio della Banca Centrale Europea come possibile valuta digitale di banca centrale (CBDC), pensata per affiancare il contante e offrire un mezzo di pagamento digitale emesso direttamente dall’Eurosistema. A differenza delle criptovalute, sarebbe moneta avente corso legale, garantita dalla banca centrale.
In questa fase esplorativa la BCE sta valutando se avviare un progetto strutturato sull’euro digitale, mentre il sistema bancario si prepara al possibile impatto. Le banche italiane, attraverso ABI Lab, partecipano alle sperimentazioni per comprendere come la nuova moneta digitale potrebbe integrarsi nei circuiti di pagamento e nei servizi alla clientela. Sul fronte dei crypto-asset si veda anche l’operatività delle banche nel settore.
I temi aperti riguardano il ruolo degli intermediari nella distribuzione di questa moneta digitale, la tutela della privacy nei pagamenti, il rapporto con il contante e i possibili effetti sulla raccolta bancaria. Per questo il coinvolgimento delle banche fin dalla fase di studio è considerato essenziale per un’introduzione equilibrata.
Domande frequenti sull’euro digitale
Che cos’è l’euro digitale?
L’euro digitale è una possibile valuta digitale di banca centrale (CBDC) allo studio della BCE: sarebbe moneta dell’Eurosistema in forma digitale, complementare al contante e con corso legale.
L’euro digitale sostituirà il contante?
No: nelle intenzioni della BCE la nuova valuta digitale affiancherebbe il contante senza sostituirlo, offrendo un’alternativa digitale pubblica accanto agli strumenti di pagamento privati.
Che ruolo hanno le banche e ABI Lab nell’euro digitale?
Le banche sarebbero coinvolte nella distribuzione e nei servizi legati all’euro digitale; in Italia, tramite ABI Lab, partecipano alle sperimentazioni per valutarne l’impatto operativo e tecnologico.
Quali sono i principali nodi dell’euro digitale?
I temi più discussi sono la tutela della privacy, il ruolo degli intermediari, i limiti alla detenzione per evitare la disintermediazione bancaria e la sicurezza dell’infrastruttura.
A che punto è il progetto dell’euro digitale?
Alla metà del 2021 il progetto è in fase esplorativa: la BCE sta valutando se avviare una fase di approfondimento dedicata, mentre proseguono gli studi e le sperimentazioni con il sistema bancario.
La tua banca si sta preparando all’euro digitale?
ADLP affianca banche e operatori dei pagamenti nell’analisi delle implicazioni dell’euro digitale: dagli impatti regolamentari e operativi al ruolo degli intermediari nei nuovi circuiti di pagamento.
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