Sul numero 2/2014 della rivista accademica Diritto, Mercato, Tecnologia (DIMT), diretta dal Prof. Alberto Maria Gambino, è stato pubblicato un saggio dell’Avv. Giulia Arangüena di inquadramento giuridico del Bitcoin dal titolo “Bitcoin: una sfida per policymakers e regolatori”. È un tentativo di costruire — quando in Italia mancano del tutto regole specifiche sulle valute virtuali — una griglia tassonomica utilizzabile dalle autorità per decidere a quali rischi applicare quali strumenti.

Cosa troverete nel saggio

  • una ricognizione comparata delle posizioni dei regolatori: FinCEN e OCC negli Stati Uniti, EBA ed ECB in Europa, le prime prese di posizione di Banca d’Italia, le indicazioni di GAFI/FATF;
  • la distinzione tassonomica tra Bitcoin come valuta, come asset e come tecnologia di rete: ciascun profilo solleva rischi diversi (antiriciclaggio, consumer protection, stabilità, sicurezza informatica) e suggerisce un’allocazione regolamentare diversa;
  • il principio della neutralità tecnologica nella scrittura della norma: regolare la funzione svolta dallo strumento, non lo strumento in sé, per evitare che la tecnologia successiva renda obsoleto il testo normativo;
  • la proposta operativa per il legislatore italiano: focalizzare l’intervento iniziale sugli operatori (exchange, wallet provider) come gate-keeper antiriciclaggio, lasciando agli strumenti di soft law la regolazione delle pratiche di mercato.

Il saggio integrale

Riferimento bibliografico

G. Arangüena, Bitcoin: una sfida per policymakers e regolatori, in Diritto Mercato Tecnologia, n. 2/2014, direttore Prof. A. M. Gambino.

Perché il 2014

Il 2014 è l’anno in cui Bitcoin esce dalla nicchia tecnologica e diventa oggetto di interesse istituzionale italiano: a dicembre la Camera dei Deputati ospita un’audizione pubblica sul tema, le prime piattaforme di scambio italiane si interrogano sugli obblighi antiriciclaggio applicabili, le banche centrali pubblicano i primi warning ai consumatori. In questo contesto il saggio prova a separare il discorso del rischio dal discorso del divieto: si possono regolare i rischi senza vietare la tecnologia, ma serve farlo per funzione e non per nomenclatura.

L’interrogativo di fondo del paper resta aperto: l’allineamento tra finanza decentralizzata e regolazione, il rapporto tra autorità di vigilanza nazionali e meccanismi di coordinamento europeo, la qualificazione di Bitcoin come valuta o come asset finanziario o come infrastruttura tecnologica. Sono questioni che la Camera dei Deputati ha appena cominciato ad affrontare e che gli operatori del settore — banche, exchange, autorità — dovranno chiarire nei prossimi mesi.