Il confronto tra FBI contro Apple è in questi giorni al centro del dibattito su privacy, crittografia e indagini penali. Tutto nasce da due vicende di cronaca negli Stati Uniti: la strage di San Bernardino e l’arresto di uno spacciatore a New York. Gli inquirenti hanno chiesto di poter sbloccare gli iPhone dei due indagati, ma la società di Cupertino si è opposta, sostenendo che si creerebbe un precedente molto rischioso per la tutela della privacy di tutti gli utenti.

Il Sole 24 Ore del 17 febbraio 2016: Apple si rifiuta di sbloccare l'iPhone di San Bernardino
Il Sole 24 Ore, 17 febbraio 2016

FBI contro Apple: una battaglia legale appena cominciata

La partita è solo all’inizio. Il Dipartimento di Giustizia americano ha chiesto lo sblocco di altri nove iPhone, oltre a quello dell’autore della strage di San Bernardino, e Apple si è opposta in almeno sette dei nove casi che non riguardano indagini per terrorismo.

Nel caso di San Bernardino un giudice federale ha ordinato ad Apple di realizzare una versione meno sicura del sistema operativo iOS, così da consentire un numero illimitato di tentativi di accesso al telefono di Syed Farook, uno dei due attentatori. Apple ha rifiutato, con una lettera aperta ai clienti firmata da Tim Cook il 16 febbraio: a suo giudizio, un software del genere diventerebbe una sorta di passe-partout, utilizzabile in seguito su qualunque altro dispositivo. Le forze dell’ordine statunitensi, al contrario, contano proprio su quella soluzione per accedere ai numerosi iPhone di persone sotto indagine.

La decisione del giudice di New York sull’All Writs Act

La situazione è delicata. In un caso analogo si è già pronunciato un giudice federale di New York, il 29 febbraio, secondo il quale le autorità non possono invocare l’All Writs Act, la legge federale risalente al 1789 richiamata dall’FBI, per imporre a un produttore lo sblocco di uno smartphone.

Il Post del 1° marzo 2016: un tribunale di New York dà ragione ad Apple
Il Post, 1° marzo 2016

Apple potrà quindi citare questa decisione, anche se riguarda una vicenda diversa da quella di San Bernardino. Il giudice ha osservato che il Congresso non ha attribuito all’FBI i poteri richiesti attraverso il Communications Assistance for Law Enforcement Act (CALEA), la legge che disciplina la collaborazione degli operatori di telecomunicazioni con le autorità. Ha inoltre segnalato il rischio di affidare questioni di questa portata a tribunali diversi, con esiti potenzialmente contrastanti.

La controversia sembra destinata a durare: le richieste dell’FBI per lo sblocco di telefoni sarebbero almeno dodici e, pur con alcune differenze di fatto, sul piano giuridico la questione è sostanzialmente la stessa.

Due richieste diverse: un iOS meno sicuro o assistenza tecnica

Gli inquirenti si stanno concentrando su due casi: la strage di San Bernardino del 2 dicembre 2015, in cui sono state uccise 14 persone, e quello di un trafficante di metanfetamine. E le richieste non coincidono. Nel primo caso si chiede ad Apple di creare un sistema operativo meno sicuro; nel secondo, un’assistenza tecnica per sbloccare il dispositivo. Apple ha replicato che non può essere obbligata a «forzare» i propri smartphone.

Secondo la società, il tema dovrebbe essere affrontato direttamente dal Congresso, per colmare un vuoto legislativo evidente. È un punto di metodo che interessa anche il giurista europeo: il bilanciamento tra sicurezza pubblica e riservatezza delle comunicazioni spetta al legislatore, non al singolo giudice chiamato a decidere un caso. In Europa, del resto, il rispetto della vita privata e la protezione dei dati personali sono tutelati dagli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, e nel 2014 la Corte di Giustizia, con la sentenza Digital Rights Ireland, ha dichiarato invalida la direttiva sulla conservazione dei dati di traffico proprio per difetto di proporzionalità.

FBI contro Apple: le richieste di sblocco dell'iPhone negli Stati Uniti e il caso di Milano a confronto

Il caso di Milano: perché lì l’iPhone è stato sbloccato

Mentre negli Stati Uniti infuria lo scontro tra FBI e Apple, in Italia, nell’ambito di un procedimento penale a Milano molto seguito dalla cronaca (ne hanno scritto CorCom e l’ANSA il 29 febbraio), gli inquirenti sono riusciti a sbloccare l’iPhone 5 di un imputato.

La ragione è soprattutto tecnica. Il telefono di San Bernardino montava iOS 9, mentre quello del caso milanese era fermo a iOS 8, la versione precedente e più facilmente violabile. L’iPhone milanese, inoltre, lavorava a 32 bit, contro i 64 bit del dispositivo americano. Infine, il codice di sblocco scelto dall’imputato era di sole quattro cifre, quindi più semplice da individuare.

I tecnici hanno così violato il telefono nel giro di una settimana, acquisendo video, foto e messaggi utili alle indagini. Per i dispositivi con iOS 8 esiste anche l’IP-Box, un apparecchio da collegare direttamente allo smartphone per forzarne lo sblocco; si è preferito però rivolgersi a Cellebrite, società israeliana specializzata nell’estrazione forense dei dati, perché l’IP-Box può danneggiare il telefono e causare la perdita di dati importanti.

Il confronto tra i due casi dice molto: la tutela effettiva della riservatezza dipende oggi tanto dalle regole giuridiche quanto dalle scelte tecnologiche dei produttori. Ed è proprio per questo che la vicenda FBI contro Apple riguarda tutti.

Sullo stesso tema: Cookie law: i chiarimenti del Garante Privacy dopo la scadenza del 2 giugno; La Commissione propone il nuovo regolamento sulla protezione dei dati.

Area di attività dello Studio: AI Act e privacy.

Domande frequenti

Che cosa chiede l’FBI ad Apple nel caso di San Bernardino?

Di realizzare una versione modificata e meno sicura di iOS, che consenta di tentare un numero illimitato di codici di sblocco sull’iPhone di uno degli attentatori senza che i dati vengano cancellati.

Che cos’è l’All Writs Act?

È una legge federale statunitense del 1789 che consente ai giudici di emettere gli ordini necessari all’esercizio della propria giurisdizione. L’FBI la invoca per imporre ad Apple di collaborare; un giudice federale di New York ha escluso che possa essere usata a questo scopo.

Perché a Milano l’iPhone è stato sbloccato senza l’aiuto di Apple?

Perché si trattava di un modello più vecchio, con iOS 8, processore a 32 bit e codice di quattro cifre: caratteristiche che hanno permesso a una società specializzata di accedere ai dati in circa una settimana.

Una questione simile da valutare oggi?

Il quadro normativo è cambiato dal 2016: possiamo aiutarti a capire quali regole valgono oggi per il tuo caso.

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