Ad aprile 2014, poche settimane dopo la chiusura di Mt.Gox, il mensile Valori (n. 117) ha dedicato due pagine al dopo-crack della piattaforma giapponese e alla domanda che quel fallimento aveva reso urgente: servono regole per il Bitcoin? Nell’intervista firmata da Matteo Cavallito, l’Avv. Giulia Arangüena, esperta di diritto delle nuove tecnologie e coautrice dell’e-book Bitcoin. L’altra faccia della moneta, ha risposto senza giri di parole: sbagliato criticare la criptovaluta, al mercato servono regole. Ne riprendiamo qui, in sintesi, le posizioni.
Il contesto: Mt.Gox e le prime reazioni delle autorità
A fine febbraio 2014 Mt.Gox, allora la più nota piattaforma di scambio di Bitcoin, aveva chiuso dopo la scomparsa di circa 850.000 bitcoin dei propri utenti e aveva chiesto il fallimento a Tokyo, seguito da una procedura a tutela davanti a un tribunale di Dallas. Intanto le autorità si muovevano in ordine sparso: il governo giapponese aveva escluso che il Bitcoin fosse una moneta, la presidente della Federal Reserve Janet Yellen aveva dichiarato che la banca centrale americana non aveva poteri per regolarlo, mentre in Germania una banca autorizzata aveva avviato una collaborazione con una piattaforma di scambio. È su questo sfondo che si colloca l’intervista.
Manca un approccio sistemico
Il primo problema, secondo l’Avv. Arangüena, è la frammentazione. Stati Uniti e Germania si contendevano il primato della regolamentazione, Banca d’Italia aveva scelto di non pronunciarsi e molti altri Paesi erano ancora indietro. Si muovevano le singole autorità, ognuna nel proprio perimetro, ma nessun legislatore statale si era assunto la responsabilità di dire chiaramente che cosa fosse il Bitcoin.
Che cos’è il Bitcoin per il diritto
Tecnicamente il Bitcoin è una catena di firme digitali. Giuridicamente, nella lettura proposta nell’intervista, può essere inquadrato come un documento informatico che attesta la titolarità di un valore da vendere, comprare, trasferire o scambiare con beni e servizi. Ma è anche una criptovaluta che si sta diffondendo come moneta e, a seconda dell’uso che se ne fa e dell’attività economica in cui si inserisce, può essere considerato un prodotto finanziario.
Come regolarlo: un approccio pragmatico
Proprio per questa natura multiforme, l’Avv. Arangüena condivideva l’approccio pragmatico delle autorità: ricondurre il Bitcoin, caso per caso, ai diversi regimi esistenti in base alla forma che assume. L’obiettivo finale resta però un approccio uniforme, che potrà arrivare solo quando il sistema di generazione decentralizzato, cioè l’assenza di una banca centrale, sarà stato pienamente «metabolizzato» dagli ordinamenti. A quel punto, osservava, si risolveranno anche i problemi legati alla sicurezza.
Mt.Gox non è colpa del Bitcoin
Sul crack di Mt.Gox la posizione era netta: «non è colpa del bitcoin se Mt.Gox ha chiuso». La responsabilità stava nella mancanza di controlli e di regole sugli operatori, non nella tecnologia. Imporre regole, dunque, ma senza perdere di vista le opportunità della criptovaluta: una social machine, un ecosistema capace di creare valore sociale e di ridurre i costi delle transazioni elettroniche. Per lo stesso motivo la comunità Bitcoin avrebbe dovuto investire sul fronte reputazionale, dandosi una vera associazione di categoria, rappresentativa più che a partecipazione onerosa, con codici etici più stringenti.
Rimesse ed e-commerce: dove il Bitcoin fa la differenza
Il potenziale più evidente riguardava i pagamenti. Nel money transfer le commissioni erano notoriamente elevate e un sistema come PayPal applicava fino al 3% sulle operazioni, mentre un concorrente basato su Bitcoin come BitPay si fermava all’1%, perché non aveva barriere all’ingresso né vincoli regolamentari. Proprio per questo, però, anche qui sarebbero serviti cambiamenti, definiti nell’intervista come inevitabili.
«Uscire dal blog»: l’invito alla comunità
Il titolo del pezzo, Bitcoin, esci da questo blog!, riassume l’ultima risposta. Il mondo Bitcoin doveva uscire dalla propria nicchia e superare la tendenza di alcuni teorici della rivoluzione digitale a rifiutare qualsiasi regola in nome della libertà delle origini. L’assenza di regole, avvertiva l’Avv. Arangüena, crea volatilità e favorisce gli speculatori che vedono nel Bitcoin un nuovo strumento della finanza casinò: un esito che ne tradirebbe le potenzialità e lo piegherebbe alla legge del più forte.

Sul funzionamento del Bitcoin e sulle prime riflessioni giuridiche si veda la nostra presentazione del volume Bitcoin, l’altra faccia della moneta (goWare), scritto dall’Avv. Arangüena con Simone Caroli, Luca Nicoli, Massimiliano Rizzati e Francesco Chiari.
Domande frequenti
Il Bitcoin era regolato in Italia nel 2014?
No. Ad aprile 2014 non esisteva una disciplina specifica: Banca d’Italia non si era pronunciata e, all’estero, le autorità intervenivano ciascuna nel proprio ambito, senza un inquadramento legislativo chiaro.
Come si può inquadrare giuridicamente il Bitcoin?
Secondo l’Avv. Arangüena come un documento informatico che attesta la titolarità di un valore; a seconda dell’uso e dell’attività svolta, però, può assumere le caratteristiche di una moneta o di un prodotto finanziario.
Il fallimento di Mt.Gox dimostra che il Bitcoin non funziona?
No: la crisi riguardava un operatore e nasceva dalla mancanza di controlli e di regole sulle piattaforme di scambio, non dal protocollo.
Una questione simile da valutare oggi?
Il quadro normativo è cambiato dal 2014: possiamo aiutarti a capire quali regole valgono oggi per il tuo caso.
Testo a cura della Redazione ADLP — aprile 2014. Sintesi dell’intervista di Matteo Cavallito all’Avv. Giulia Arangüena «Bitcoin, esci da questo blog!», pubblicata su Valori, anno 14, n. 117, aprile 2014, pp. 24-25.
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