Agli inizi di dicembre è stato pubblicato un rapporto sui «50 Migliori Innovatori Fintech», frutto della collaborazione tra AWI, KPMG Australia e il Financial Services Council (FSC) australiano.

Il rapporto fornisce un’analisi dettagliata, specifica e completa del settore Fintech attraverso una vera e propria catalogazione delle 50 migliori aziende che utilizzano la tecnologia per offrire servizi finanziari e bancari a basso costo.

Ne abbiamo estratto la top ten, selezionando le prime dieci ed elaborando la tabella che segue, che include i dati di contatto che siamo riusciti a trovare su Twitter, con i relativi account.

Tabella ADLP con i primi dieci innovatori Fintech del rapporto 50 Best Fintech Innovators 2014, parte 1
Posizioni 1-5: Wealthfront, Kabbage, Motif Investing, Klarna, Square
Tabella ADLP con le prime dieci aziende del rapporto 50 Best Fintech Innovators 2014, parte 2
Posizioni 6-10: Lending Club, On Deck, Borro, Kreditech, Xero

Il tuo browser non mostra il PDF qui. Apri il report.

The 50 Best Fintech Innovators Report (2014), H2 Ventures, KPMG Australia e Financial Services Council. Documento ospitato sul sito di H2 Ventures · scarica il report

Per chi volesse approfondire, il rapporto è reperibile a questo link.

Chi sono i dieci innovatori Fintech

Le dieci aziende in testa alla classifica coprono quasi tutti i segmenti del settore: credito, pagamenti, investimenti e servizi alle imprese.

  • Wealthfront (Stati Uniti): gestione automatizzata del risparmio con algoritmi, a commissioni ridotte.
  • Kabbage (Stati Uniti): finanziamenti online alle piccole imprese, valutate anche sui dati delle vendite online.
  • Motif Investing (Stati Uniti): investimento in panieri tematici di titoli.
  • Klarna (Svezia): pagamento degli acquisti online, anche dopo la consegna.
  • Square (Stati Uniti): un lettore di carte che trasforma lo smartphone in un terminale di pagamento.
  • Lending Club (Stati Uniti): prestiti tra privati (peer-to-peer lending), quotata in borsa a dicembre 2014.
  • On Deck (Stati Uniti): prestiti online alle piccole e medie imprese, anch’essa quotata a dicembre 2014.
  • Borro (Regno Unito): prestiti garantiti da beni di lusso, come orologi, gioielli e opere d’arte.
  • Kreditech (Germania): valutazione del merito di credito attraverso i big data.
  • Xero (Nuova Zelanda): contabilità in cloud per le piccole imprese.

Perché gli innovatori Fintech interessano al giurista

Dietro ciascuno di questi modelli c’è un’attività che in Italia è riservata. Concedere finanziamenti al pubblico è consentito alle banche e agli intermediari finanziari (art. 106 del Testo unico bancario). I servizi di pagamento spettano a banche, istituti di moneta elettronica e istituti di pagamento (D.Lgs. 11/2010, che ha recepito la direttiva 2007/64/CE). La gestione del risparmio e la consulenza in materia di investimenti sono regolate dal Testo unico della finanza.

Chi vuole portare questi modelli in Italia deve quindi chiedersi per prima cosa quale autorizzazione serve, o se l’attività si può strutturare in modo da restarne fuori. Tra le poche aree con regole su misura c’è l’equity crowdfunding, disciplinato dal D.L. 179/2012 e dal regolamento Consob del 2013.

Domande frequenti

Da quale rapporto è tratta la top ten?

Dal rapporto «50 Best Fintech Innovators» del 2014, frutto della collaborazione tra AWI, KPMG Australia e il Financial Services Council australiano, che cataloga le 50 migliori aziende che usano la tecnologia per offrire servizi finanziari e bancari a basso costo.

Quali settori coprono le prime dieci aziende?

Quasi tutti i segmenti del fintech: credito alle imprese e tra privati, pagamenti, investimenti e gestione del risparmio, servizi alle imprese come la contabilità in cloud.

Si possono replicare questi modelli in Italia?

Prima occorre verificare quale autorizzazione serve: concedere finanziamenti al pubblico, prestare servizi di pagamento e gestire il risparmio sono attività riservate. Tra le poche aree con regole su misura c’è l’equity crowdfunding.

Vuoi portare un modello fintech in Italia?

Possiamo aiutarti a capire quale autorizzazione serve oggi al tuo modello di business e come strutturare l’attività.

Nota informativa. Pubblicato originariamente su IusLab (dicembre 2014) e su Medium il 5 gennaio 2015. Contenuto a carattere informativo, aggiornato alla data di pubblicazione.