Moneta della rete: così è stato presentato il Bitcoin nel seminario tenuto all’Università di Pisa nel dicembre 2014, in una prospettiva di analisi economica del diritto.
Lunedì 1° dicembre 2014 l’Avv. Giulia Arangüena ha tenuto all’Università di Pisa il seminario «La moneta della Rete. Quale futuro per i bitcoin?», nell’ambito del corso di Diritto dell’informatica dei Dipartimenti di Giurisprudenza e di Economia e Management, di cui è titolare la Prof.ssa Dianora Poletti. Discussant la Prof.ssa Maria Laura Ruiz, docente di Economia monetaria. L’invito è arrivato dopo la partecipazione all’Internet Festival di ottobre.


Le slide del seminario
Il percorso del seminario
Le slide seguono nove passaggi: storia, sviluppo, fattori di diffusione, funzionamento tecnico, caratteristiche economiche, caratteristiche giuridiche, confronto con la moneta elettronica, servizi di pagamento e natura giuridica. Il punto di partenza è una distinzione: Bitcoin, con l’iniziale maiuscola, è il sistema decentralizzato di pagamento basato sulla blockchain; bitcoin, minuscolo, è l’unità di valore che vi circola. Per il futuro, la novità non è il bitcoin ma il Bitcoin, cioè la tecnologia e l’infrastruttura.

Il bitcoin come «quasi-moneta»
Sul piano economico il bitcoin svolge, sia pure in modo imperfetto, le tre funzioni tipiche della moneta: mezzo di scambio, unità di conto, riserva di valore. Come mezzo di scambio restava però debole: a ottobre 2014 i portafogli erano circa otto milioni e gli esercenti che lo accettavano circa 75.000, ma le compravendite regolate in bitcoin erano ancora poche. La sua scarsità è «digitale»: non dipende da riserve di metallo ma da un algoritmo che rende sempre più costoso, in energia e calcolo, estrarre nuove unità, fino al limite prefissato di 21 milioni.

Il bitcoin per il diritto
Giuridicamente non è moneta, perché l’art. 1277 c.c. riserva l’effetto estintivo delle obbligazioni pecuniarie alla moneta a corso legale; la Cassazione (Sez. Un., 18 dicembre 2007, n. 26617) ha però riconosciuto la progressiva smaterializzazione del denaro. Non è neppure moneta elettronica: dei tre requisiti della direttiva 2009/110/CE soddisfa la memorizzazione elettronica e l’accettazione da parte di terzi, non l’emissione dietro ricezione di fondi. Per questo i servizi di pagamento in bitcoin restano fuori dalla direttiva 2007/64/CE sui servizi di pagamento, e i prestatori finiscono per intermediare soprattutto la conversione in valuta legale. Finché sarà così, osservano le slide, nessun esercente fisserà i prezzi direttamente in bitcoin.

La proposta conclusiva guarda a Nick Szabo e alla smart property: il bitcoin come rappresentazione informatica di dati, munita di firme elettroniche che ne attestano la validazione e la trasferibilità, più vicina a un titolo digitale al portatore che alla proprietà di una cosa materiale.
Sullo stesso tema: ADLP all’Internet Festival di Pisa 2014; Pagamenti digitali e Bitcoin: rischi e opportunità, seminario alla Sapienza 2014.
Domande frequenti
Perché il Bitcoin è stato definito moneta della rete?
Perché nasce e circola esclusivamente su Internet, attraverso una rete di nodi che ne registra le transazioni senza un’autorità centrale.
Che cosa studia l’analisi Law & Economics applicata al Bitcoin?
Valuta gli effetti delle regole sui comportamenti degli operatori: come incentivi, costi di transazione e rischi cambiano a seconda di come il Bitcoin viene qualificato giuridicamente.
Perché l’Università di Pisa ha ospitato il seminario?
L’Avv. Giulia Arangüena vi è stata invitata dopo la partecipazione come relatrice all’Internet Festival di Pisa dell’ottobre 2014.
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Nota informativa. Contenuto a carattere informativo, aggiornato alla data di pubblicazione (5 dicembre 2014); non costituisce consulenza legale.
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